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Descrizione

Confrontarsi con la realizzazione di un “bagno” significa confrontarsi con una dimensione intima e – allo stesso tempo – curiosamente senza filo logico. In un’ipotetica storia del bagno non è possibile seguire un ordine cronologico per scoperte e avvenimenti storici. Come dice Wright: “Il gentiluomo del quindicesimo secolo si serviva del bagno, ma il suo discendente del diciottesimo secolo ne era sprovvisto. Il monaco del 1350 disponeva di impianti igienici più razionali e aveva abitudini più raffinate di un londinese del 1850. E il “selvaggio” della Polinesia era più pulito di uno e dell’altro”.
“Lei” è quindi l’affermazione di una dimensione che non deve avere tempo. Un’armonia di microspazi regolata dalla proporzione aurea, un ordine dato allo spazio che deve uscire dal flusso incessante della clessidra.
“Lei” afferma quindi il suo “carpe diem”, blocca l’attimo che fugge, si pone fuori dall’interminabile e continuo ciclo “distruttore” del tempo. In “Lei”, del resto, si vive la dimensione di una stanza che deve migliorare l’aspetto, ritrovare silenzio e relax, rendere sereno tutto il gioco di bianco e nero che troviamo fuori da “Lei”. Perché dentro “Lei” ci si prende l’attimo per colorarci della bellezza, profonda, della luce propria.

Schizzi

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